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articoli e recensioni
I BARONI DI ALEPPO
I BARONI DI ALEPPO
Collana: Visioni
ISBN: 978-88-96052-07-5
Pagine: 208
Data di pubblicazione: gennaio 2009
 
Dal Baron di Aleppo è passato un secolo di storia del Medio Oriente
www.alibionline.it, 01 Febbraio 2010
Da http://www.alibionline.it/biblioteca/1655-dal-baron-di-aleppo-e-passato-un-secolo-di-storia-del-medio-oriente.html

Se domandassi a bruciapelo ai lettori di ALIBI come inizia il celebre romanzo Assassinio sull'Orient-Express di Agatha Christie, credo che pochi saprebbero rispondere correttamente. La storia si apre (cinematograficamente, potremmo dire) alla stazione di Aleppo in Siria, alle cinque di una fredda mattina invernale, quando il piccolo investigatore belga dalle celluline grigie sta per salire sul treno che lo porterà a Istanbul...
In un altro suo libro, Come, tell me how you live. An archaeological memoir, firmato con l'aggiunta del cognome del secondo marito, l'archeologo Max Mallowan, ecco cosa scrive della città siriana la regina del giallo: “Alep! Shops! A bath! My hair shampooed! Friends to see”. Davvero Aleppo significava poter disporre delle comodità europee a un passo dal deserto. E il merito era soprattutto di un albergo, punto di riferimento per chiunque si trovasse a passare – per i motivi più disparati - da quelle parti.
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Mi è tornato in mente il capolavoro della Christie leggendo I Baroni di Aleppo, di Flavia Amabile e Marco Tosatti (edito da La Lepre Edizioni), l'avvincente racconto delle vicissitudini attraversate da una famiglia armena che non è esagerato definire dinastia, quella dei Mazloumian. È anche la storia di un'idea fissa: creare alle porte del deserto un'oasi di stile e comodità che potesse competere alla pari con gli standard dei migliori hotel europei. Protagonista è l'hotel Baron, ancora oggi aperto ai viaggiatori che da tutto il mondo arrivano ad Aleppo per soggiornare in questo edificio che ha ospitato sovrani, capi di stato, ministri, spie, avventurieri, archeologi inglesi, militari tedeschi, esponenti dei Giovani Turchi, attori italiani (al seguito del grande Pasolini) e centinaia di altri personaggi famosi (o famigerati). Su tutti loro Amabile e Tosatti fanno una magistrale carrellata che è insieme un ripasso di un secolo di storia mediorientale, quando da queste parti si riscoprivano le radici della civiltà mediterranea e contemporaneamente si decideva il futuro assetto del mondo.
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Onnig e Armen, figli del patriarca Krikor Mazloumian, avevano scelto un celebre architetto armeno per dare corpo e vita al loro sogno; dall'Egitto avevano fatto arrivare il cemento, per distinguere il nuovo hotel da tutti gli altri edifici della città, costruiti con la roccia bianca prelevata dalle vicine montagne. “Aleppo, di suo, mise la curiosità. Chiacchiere e trasecolii accompagnarono giorno per giorno i lavori. Nei caffè e nel grande suq, l'albergo divenne un tema d'obbligo per ogni conversazione, come il tempo e la politica. E, già allora, era il Baron's Hotel: l'albergo dei baroni”.
baron_5Intanto i Tedeschi erano impegnati nella costruzione della BBB, la Berlino-Bisanzio-Baghdad, “la linea ferroviaria destinata a proiettare fino al Golfo Persico le speranze di espansione degli Junkers”. A pensarla ora sembra una follia, ma allora il treno era simbolo di progresso, sinonimo di affari e pedina sull'intricata scacchiera della diplomazia. A ragione dunque i Mazloumian avevano scelto un terreno poco fuori città, vicino alla stazione: da lì sarebbero arrivati i loro ospiti. Non tutti a dire il vero. Qualcuno atterrava pericolosamente su una spianata erbosa che l'ultimo dei Mazloumian, Koko, aveva trasformato in un'improvvisata pista d'atterraggio. Era Jimmy Woods e partecipava alla gara di volo Londra-Melbourne, “la traversta-evento dell'anno” (il 1934). Vi prendevano parte anche la compagnia olandese KLM, con un aereo di linea, e la coppia degli “Innamorati Volanti” Amy Johnson e Jim Mollison. “Era dolce la vita ad Aleppo negli anni del mandato francese. Era dolce per chi, come Koko, poteva vivere come se fosse a Parigi, o a Londra, e tuttavia rimanere sempre sulla soglia del deserto. Giocando a tennis in pantaloncini candidi, con amici inglesi o francesi, la mattina; per poi incontrare nel suq più grande del mondo, profumato di spezie e di oriente, le donne beduine dai misteriosi tatuaggi blu, gli sceicchi delle tribù dei monti, i curdi dagli strani vestiti. Era dolce respirare la follia dell'Europa, che correva a una nuova tragedia con in mano un bicchiere di champagne, e con lo stesso champagne rallegrare le serate di Aleppo, profumate di gelsomini, e spezie.” Possiamo tuffarci in quel mondo soffermandoci su alcune delle foto che corredano il nuovo libro di Gad Lerner, Scintille (edito da Feltrinelli), quelle che ritraggono il nonno che abitava ad Aleppo. Raccontano un frammento di quel passato cosmopolita quando arabi, ebrei e armeni vestivano all'europea e magari conversavano tra loro in francese.
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I Baroni di Aleppo
ripercorre le lotte dei Mazloumian per la propria sopravvivenza fisica, per evitare il massacro che decimò gli Armeni, ma anche le lotte per la sopravvivenza dell'hotel, tra carte bollate, sottigliezze mediorientali, ricatti e cedimenti. E poi le guerre mondiali, i grandi cambiamenti, le tragedie familiari in cui morti e nascite si alternano. L'aereo, grande passione di Koko, finisce col soppiantare il treno. Il turismo di massa non può apprezzare la raffinatezza di un albergo così particolare: i grandi numeri hanno bisogno di strutture nuove e il Baron viene tagliato fuori dai flussi che portano denaro. Ormai solo pochi nostalgici lo scelgono, più come meta di pellegrinaggio che come hotel di classe. Il mio ricordo personale, invece, si riduce a poca cosa: alla mancanza dell'acqua calda, alla colazione solitaria in un'ampia sala che aveva visto epoche migliori, a un'atmosfera di inarrestabile decadenza. Decisamente più affascinante, comunque, di una moderna e attrezzata banalità da tour operator all inclusive.
baroni_aleppo_coverSaul Stucchi
Le foto del Baron Hotel sono di Rafael Gomez Carrera (¡muchas gracias, Rafa!)
Saul Stucchi
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