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articoli e recensioni
LACERAZIONE / DER RISS
LACERAZIONE / DER RISS
Collana: I Saggi
ISBN: 9788896052921
Pagine: 450
Data di pubblicazione: ottobre 2014
 
La lunga ombra dei pregiudizi italo-tedeschi. Intervista a Paolo Petrillo
salto.bz, 21 Aprile 2015

Come si costruiscono (e si smontano) i pregiudizi nazionali? Paolo Emilio Petrillo, con un libro sull’8 settembre 1943, ci aiuta a comprenderlo.

Quando mio padre raccontava dell’8 settembre 1943 – erano i suoi ricordi di bambino – e del proclama di Badoglio, citava sempre una frase detta da un parente, nella circostanza il più lesto a capire che l’armistizio non avrebbe portato la pace che tutti si attendevano: “Ora sì che viene il bello…”. Il “bello”, cioè il “brutto”, sarebbe stato rappresentato da due degli anni più laceranti e drammatici della recente storia italiana, con il Paese invaso da truppe straniere e una popolazione civile spezzata in tre tronconi: la grande maggioranza di chi subiva la situazione cercando di tirare avanti in qualche modo, quelli rimasti fedeli a Mussolini e all’ex alleato tedesco e i partigiani.

Un periodo sul quale noi italiani pensiamo di sapere, se non tutto, almeno moltissimo, ma del quale era mancata finora la “versione tedesca”, ossia il modo con il quale i germanici vissero prima la dissoluzione del governo fascista e poi il cambio di fronte che li identificò “improvvisamente” (anche se non certo “inaspettatamente”) come nuovi nemici da combattere.
A colmare almeno in parte questa lacuna è uscito di recente un libro scritto da un giovane storico e giornalista romano, Paolo Emilio Petrillo: Lacerazione / Der Riss. 1915-1943: I nodi irrisolti tra Italia e Germania, La Lepre Edizioni, 2014.
Il volume, riportando la testimonianza di molti ex partecipanti alla guerra e avvalendosi di una cospicua messe di fonti (tra le quali le cosiddette Meldungen aus dem Reich), espone in primo luogo i motivi di una tale rimozione, comprensibile alla luce sia del complesso di colpa patito dai tedeschi dopo la sconfitta – difficile tacciare apertamente l’ex alleato di “tradimento” nel quadro di nefasta responsabilità alla quale essi non potevano sottrarsi –, sia perché la libera opinione su quei fatti è stata all’origine impedita e comunque sempre “calibrata” dalla tenace propaganda hitleriana.
Abbiamo chiesto all’autore di illustrarci i temi principali del suo libro.

Può tracciare brevemente il suo profilo biografico e spiegarci da cosa è nato il suo interesse nei confronti degli eventi raccontati in Lacerazione/Der Riss?

Paolo Emilio Petrillo: Ho frequentato il liceo classico a Roma, poi all’università ho studiato filosofia e storia, laureandomi con Emilio Garroni su Martin Heidegger. Alla fine dell’università, grazie ad un anno di Erasmus nel Nord Reno Westfalia, conoscevo un po’ il tedesco e così dopo la laurea sono tornato in Germania, questa volta a Berlino. Lì ho cominciato un dottorato alla Frei Universität in Relazioni Internazionali. Nel frattempo ho iniziato anche a collaborare con un’agenzia di notizie online italiana.
Tornato a Roma ho preso il tesserino con le agenzie stampa e dopo un paio d’anni, soprattutto grazie alla conoscenza del tedesco, mi sono trovato ad occuparmi di Germania, di diplomazia e di relazioni italo-tedesche.
Osservando per anni il discorso pubblico e le relazioni tra i due paesi non potevo non notare un fatto evidente: dietro le ricorrenti polemiche (spesso di bassa lega) fra Italia e Germania esistevano nodi storici irrisolti. E uno di questi nodi mi sembrava essere l’8 settembre, quell’Achsenbruch che dalla Germania post-1945 non era mai stato esplicitamente raccontato ma, per comprensibili ragioni, affidato al “si dice”, andando però così a cristallizzarsi in una sorta di tacita certezza nazionale. Intorno al 2007 sono tornato quindi a Berlino come giornalista, e lì ho cominciato a raccogliere il materiale per un libro che cercasse di ricostruire la versione tedesca dell’8 settembre 1943. Non volevo comunque scrivere un libro accademico, un po’ perché non sono uno storico di professione, e soprattutto perché, trattando appunto di nodi storici, cioè di cose che influenzano grandi masse per generazioni, pensavo che il libro sarebbe stato più utile rendendolo, almeno potenzialmente, accessibile a un pubblico più ampio.
Quindi l’interesse per quel periodo storico viene da lontano, dalla curiosità intorno alla seconda guerra mondiale, l’8 settembre e la guerra partigiana – che mi sembrava, e in fondo mi sembra anche oggi, la pagina più bella della storia italiana del Novecento.

 

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Gabriele Di Luca
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