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IPAZIA
| Series: |
Visioni |
| ISBN: |
978-88-96052-1-36 |
| Pages: |
338 |
| Date of publication: |
october 2009 |
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Chi ha paura della bella Ipazia?
ARTICOLO metro, 04 december 2009
Chi ha paura di Ipazia? Cosa spaventa ancora oggi della martire pagana massacrata brutalmente nel 415 dopo Cristo a 45 anni? Perché, molto prima di Giordano Bruno, di Galileo, dei roghi e delle streghe fu Ipazia a morire, solo per aver professato e praticato la libera scienza. Dopo 1600 anni di silenzio la storia della matematica, astronoma e filosofa che inventò tra l’altro l’astrolabio, torna in un libro che in un mese è già alla terza edizione, “Ipazia. Vita e sogni di una scienziata del IV secolo” di Adriano Petta e Antonino Colavito (La Lepre, p. 339, euro 22) e nel colossal “Agorà” di Alejandro Amenábar prodotto in Spagna e oggi nelle sale di mezza Europa ma che per adesso non vedremo in Italia. Motivo? non ha ancora trovato un distributore e per questo è partita una petizione on line ( http://www.petitiononline.com/agorait/petition.ht ml).). Una storia incredibile quella di Ipazia, donna bellissima, che visse nell’Alessandria d'Egitto del IV secolo, punita con la morte perché invece di essere sposa e madre si dedicava ai numeri, alla musica e all’astrolabio. Figlia del matematico Teone, il pomeriggio usciva per le strade a insegnare alla gente a usare la ragione, senza condizionamenti di nessun dogma. Un potere intellettuale che si opponeva alla sete di potere del vescovo e patriarca Cirillo, santo e uno dei padri della Chiesa che decretò la sua morte. «Con il libro abbiamo voluto colmare un occultamento della storia di questa grandissima donna, che se fosse stata un uomo non sarebbe stata trattata allo stesso modo» spiega Adriano Petta. La sua fine è atroce. La presero i monaci parabolani, la portarono dentro una chiesa. La denudarono, le cavarono gli occhi e con dei cocci affilati la fecero a pezzi e la gettarono nella spazzatura. Il massacro di Ipazia doveva infatti servire da esempio. Dopo la sua morte le donne non si affermarono più per moltissimi secoli nella scienza. «La sua scuola contrastava i diktat della Chiesa che proibiva lo studio di filosofia e matematica tanta era la paura della conoscenza e del sapere ». Per Margherita Hack, il massacro di Ipazia è l’inizio dell’oscurantismo, «Sarebbe bastato lasciar vivi e liberi di studiare Ipazia e i suoi allievi per acquisire 1200 anni in più di progresso ». Sul film, durissimo atto d’accusa contro i fondamentalismi religiosi, la Chiesa per adesso non ha fatto passi ufficiali. «In Italia si sta attuando una forma di autocensura - conclude Petto - Per i cattolici sarà un momento di dolore scoprire la storia di Ipazia, nascosta per 1600 anni e che con questo film non sarebbe più soltanto nota agli studiosi ma a un pubblico vastissimo».
Antonella Fiori
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