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articoli e recensioni
SCAPPA SCAPPA GALANTUOMO
SCAPPA SCAPPA GALANTUOMO
Collana: Il Giullare
ISBN: 978-88-96052-02-0
Pagine: 482
Data di pubblicazione: 10 novembre 2008
 
Quegli intellettuali folli che cercavano la battuta nella cantina di Gadda
ARTICOLO Il Venerdì di Repubblica, 19 Dicembre 2008

QUEGLI INTELLETTUALI FOLLI

CHE CERCAVANO LA

BATTUTA NELLA CANTINA

DI GADDA


Alla fine degli anni Cinquanta, a Milano, nacque una specie di circolo intorno a due scrittori dilettanti e a un luogo mitico. Ne uscì un almanacco demenziale che fece proseliti.

E che oggi viene ripubblicato. Rendendo felici gli “adepti”


[Matteo Nucci]

“Una sciocchezzuolina, davvero, lo avevamo scritto così, per gioco, la sera, dopo cena. Poi spesso qualcuno saltava su a ricordarcelo, a parlarne come di una Bibbia, ma figuriamoci! Senta, posso dirlo? la verità è che io e Max insieme ci divertivamo, lui non aveva voglia di lavorare, io ero pigrissimo e così ci siamo messi lì e abbiamo tirato fuori 'sta cazzata”. Gaetano Parmeggiani, 84 anni, la racconta così. Ma gli appassionati dell'almanacco che lui e Max Rusca (scomparso nel 2003) compilarono, in un'edizione diventata di culto, non gli darebbero retta. E ora l'uscita della versione integrale di Scappa scappa Galantuomo (La Lepre Edizioni, pp. 475, euro 24) si prepara a colpire nuove generazioni di adepti.


Dodici mesi di giorni (spesso grotteschi – come il 330 agosto o il brevissimo febbraio di un solo giorno: il 19) aperti da oroscopi sgradevoli, santi improbabili, storie folli come le brevi commedie, i detti, i proverbi, le citazioni memorabili, i fatti notevoli, i giochi, le poesie e le innumerevoli altre forme di un delirio nato nella cantina di casa Milanese di Carlo Emilio Gadda alla fine degli anni Cinquanta, quando lo scrittore si era da tempo trasferito a Roma e l'aveva lasciata a disposizione dei suoi giovani amici. Un almanacco che ha fatto impazzire gruppuscoli di amici, letterati, ragazzi, fin dal 1971.

“La storia è semplice” racconta Maurizio Ongaro, curatore dell'edizione e strenuo difensore dell'opera. “Il libro fu pubblicato dopo decine di rifiuti da una strana casa editrice. Non so quante copie, ma destinate a diventare preziosissime. La versione originale era stata tagliata a metà, senza criterio. Ma bastò a creare cenacoli di veri e propri adepti che considerano il Galantuomo il loro vangelo. Per tutti quelli che, come me, sono cresciuti imparando a memoria il libro, sarà uno shock scoprire che il materiale è il doppio”.


Per molti altri, però, sarà uno shock di quelli salutari solo l'entrare in possesso di un libro di questo genere: battute al fulmicotone, un umorismo nero, talmente raffinato e letterario che a volte pare un'impresa solo distinguere il vero dal falso. La lontana edizione del libro, diventata mitica, era ormai introvabile e per molti Scappa scappa Galantuomo sarà addirittura una novità. “Ricordo bene che l'almanacco ad alcuni editori piaceva” racconta Parmeggiani “ma dicevano sempre così: “Non c'è una collana per pubblicarlo”. Io e Max ci annoiammo e l'editore alla fine lo trovò una nostra amica intrallazzona: una strana casa editrice esperta nel campo immobiliare e perciò chiamata Cinque Mattoni...” Per molti un nome indimenticabile. “Quella copertina! Uh! I due autori a tre anni”. Il ricordo è di un adepto, Cristoforo della Scala, che fu per molti anni addetto alle pubbliche relazioni dell'Aga Kahn, in Sardegna, “Quanto ci abbiamo riso! Quando staccavo dal lavoro, tra le sette e le otto, leggevamo insieme, in un gruppo di amici. Non è facile ridere così tanto di se stessi. Ma se non si ride di sé cosa si può fare? Prendersi sul serio è una tragedia. Quest'almanacco ci salvò. Ci salvò dalla finta serietà e soprattutto dall'incubo delle orribili favole che c'eravamo sciroppati da bambini. Ma non posso proprio raccontarle, vanno lette e basta, lette insieme agli amici, per ridere fino alle lacrime”.


Qualcuno che di raccontare ha voglia però si trova ancora. Ma Dino Rinoldi, professore di Diritto dell'Unione Europea a Piacenza, dev'essere a tal punto imbevuto dall'umorismo del Galantuomo che risponde così alla mail per rintracciare, con lui, uno dei mitici cenacoli milanesi: “Sappia che, se si pubblica un articolo prima di Natale sulla nuova edizione in uscita mi rovina la sorpresa per venti amici. Sarò quindi costretto, per ritorsione, a non comprare più Repubblica”. Scherza. Poi si concede e racconta: “Per me e i miei amici questo libro è tutto. Ognuno di noi conosce alcune parti a memoria. Quando ci vediamo parliamo quel linguaggio. La lingua di Pulsatilla Vergine, per esempio. Una ragazzina allevata da boscaioli sboccatissimi che le facevano passare per buone parole terribili. Così, un giorno, Pulsatilla incontra il Principe Azzurro, lo guarda incantata e per dirgli “Dio ti conceda ogni bene, o Straniero”, gli fa: “Una gangrena putrida a te e a quella troia di tua madre”. Il Principe Azzurro tira fuori la spada e le taglia la testa”. C'è la presa in giro colta delle tradizioni popolari, ci sono lingue straniere e trovate bislacche e una continua sfida al lettore: i riferimenti infatti sono infiniti”.


Del resto, la cantina di casa Gadda potrebbe valere come assicurazione sulla qualità. Artisti e intellettuali ascoltarono Parmeggiani e Rusca nelle prime declamazioni, contribuendo con interventi e commenti. Una volta finendo tutti insieme in galera. “Tra il '58 e il '63 veniva lì mezza Milano. Una sera dovevamo proiettare un film, in questo stanzone decorato con immagini già piuttosto osé. Qualcuno fece la spia e la polizia – che quando non serve, arriva sempre di gran corsa – venne a portarci via, o meglio, ci chiese di guidare verso S. Vittore, dove arrivammo con le nostre automobili perché loro non avevano mezzi. Passai tre giorni straordinari. La galera – per poco tempo – dovrebbe essere obbligatoria” ride Parmeggiani, dentista in pensione, alle spalle altri libri fra cui una traduzione commentata di Senofonte. Libri da studiare a scuola. Forse ha dimenticato i temi che proponeva ai ragazzi nell'almanacco. L'ultima traccia recita così: “Mentre, placidamente, state intorno al caminetto, chiacchierando del più e del meno con la vostra famiglia, una forte scossa di terremoto vi sorprende. Descrivete la scena”.


 

Matteo Nucci
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