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articoli e recensioni
I BARONI DI ALEPPO
I BARONI DI ALEPPO
Collana: Visioni
ISBN: 978-88-96052-07-5
Pagine: 208
Data di pubblicazione: gennaio 2009
 
Nelle stanze esotiche della Siria dei vip Sovrani e generali, scrittori e imprenditori... Retroscena e aneddoti in un libro di Flavia «I baroni di Aleppo»
ARTICOLO La Gazzetta del Mezzogiorno, 12 Settembre 2009
Nelle stanze esotiche della Siria dei vip Sovrani e generali, scrittori e imprenditori... Retroscena e aneddoti in un libro di Flavia «I baroni di Aleppo», la storia di un celebre albergo mediorientale frequentato da grandi personaggi Amabile e Marco Tosatti


Oggi va di moda l’all inclusive, viaggi promossi da tour operator che con somme abbordabili offrono al turista la possibilità di un viaggio di andata e ritorno e un soggiorno a pensione piena presso un grande albergo. Sebbene conveniente anche per le tasche più vuote, l’all inclusive rappresenta la negazione stessa del viaggio, inteso come avventura e scoperta.
Una volta il viaggio, invece, il grande viaggio, era affare solo di ricchi e benestanti, diplomatici, spie, che avevano nel mondo, qualunque fosse la loro meta, precisi punti di riferimento: alberghi lussuosi che li facevano sentire a casa propria anche nei luoghi più lontani e sperduti, diventando così, per la tradizione, luoghi storici. Così è stato per il Baron’s Hotel di Aleppo in Siria, fondato all’inizio del ‘900 da Krikor Mazloumian, un armeno fuggito con la sua famiglia dalle persecuzioni ottomane e qui stabilitosi, dopo un certo girovagare per il Med i o r i e n t e. A raccontarne la storia, ricca di eventi drammatici e gioiosi, sia della famiglia - i cui discendenti si sarebbero formati culturalmente e professionalmente nelle grandi capitali europee - sia dei tanti personaggi che per quell’albergo sono passati, sono Flavia Amabile e Marco Tosatti, entrambi giornalisti e scrittori.

L’aspetto singolare del loro libro I baroni di Aleppo (ed. La Lepre, pp. 207, euro 16), è che, attraverso la storia di questo albergo, passa tutta la storia della Siria, da quando Aleppo, città commerciale per eccellenza, divenne luogo di sosta lungo le piste del Medioriente, prima quelle carovaniere poi grazie all’asse ferroviario che avrebbe collegato la Turchia all’Iraq. Il Baron, con i suoi mobili caldi, i salotti accoglienti, le argenterie e una cucina e servizi di altissima qualità, era però l’unico albergo al quale approdavano i personaggi più in vista del loro tempo.
Quelli che se si trovavano a Londra, scendevano al Savoy, a Vienna al Sacher, ad Atene al Bretagne o a Parigi, se volevano mangiare raffinato, sceglievano la Tour d’Argent e così via. Molti gli aneddoti che gli autori dedicano ai clienti, sia quelli assidui come Lawrence d’Arabia, il miliardario americano David Rockefeller o Agatha Christie che, protetta dall’anonimato del cognome del marito, Mallowan, restava ore chiusa a scrivere nella sua camera; sia quelli occasionali come Charles De Gaulle, che ci arrivò nel 1942, dopo una cena segreta al Cairo con Churchill, il principe Gustavo di Svezia, che vi giunse febbricitante, la grande scrittrice di viaggi, e spia, Freya Stark, che ultraottantenne s’inol - trava ancora a cavallo nel deserto, e Pasolini, che ci arrivò con la troupe per girare nei paraggi alcune scene di Medea.
Ma, con lui, si era già alla fine degli anni Sessanta. Nel frattempo, però, la Siria aveva subìto alcuni colpi di stato, l’ultimo in chiave socialista, che prevedeva l’espropriazione di molte proprietà private e, quindi, anche l’albergo della famiglia Mazloumian. Per i discendenti di Krikor, Koko e suo figlio Armen, ebbe inizio così un calvario di lotte, a suon di carte bollate, umiliazioni al cospetto di piccoli ras arroganti, amministratori incompetenti, tutori di regime e quant’altro, che portò al degrado dell’albergo. E a nulla valse - in mezzo ai bizantinismi, alle invidie, agli appetiti personali dei cortigiani - neppure la promessa del presidente Assad, capitato una volta all’albergo e contento della sua cucina, di fare in modo che la tradizione famigliare e storica della struttura fosse rispettata. Il finale è malinconico.
Anche il destino del Baron’s Hotel, se voleva sopravvivere, era quello, squalificante, dell’all inclusive. Nonostante la resistenza assidua di Koko. Ma il destino imponeva altro. Le cose più belle furono riposte, prima che altri se ne appropriassero definitivamente.
 Nel 1977, convinto di trovare il solito, straordinario albergo di sempre, ci ritornò anche David Rockefeller, ormai anziano. Solo per lui Koko Mazloumian, per mantenere vivo in lui il ricordo di ciò che l’albergo aveva rappresentato, ritirò fuori, passando tutta la notte a lucidarla, l’argenteria con la quale gli avrebbe servito la prima colazione.
Diego Zandel
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