Ad Aprile la pubblicazione della Vita del reverendo Attanasius Kircher
"Possa il racconto di questi eventi" è un’espressione che ricorre spesso nell’autobiografia di Athanasius Kircher. Il reverendo padre di Fulda si riferisce – e proprio questi eventi ne sono testimoni - a quella che egli ritiene una della vite più miracolose di tutti i tempi. La sua, appunto. Kircher aveva una mente straordinaria, una curiosità enciclopedica e l’incoscienza del fanciullo. Era uno spericolato, un genio e un fervido credente. Crebbe e studiò nella Germania della terribile Guerra dei Trent’anni e per un certo periodo di tempo occultò le sue doti “per paura che qualche forma di autocompiacimento potesse far diminuire l’influsso dei doni divini”. Infine uscì alla scoperto, superò gli ostacoli dell’invidia e del sospetto e finalmente fu onorato del titolo di “maestro di un centinaio di arti”. Venne convocato a Roma, per insegnare le scienze matematiche, da quello stesso papa che aveva appena processato Galileo Galilei; ebbe la tentazione, in effetti, di diventare galileiano, ma riuscì a resistere. Fondò il Museo del Collegio Romano, si dedicò ai suoi studi, che spaziavano dall’egittologia alla medicina, dalla geologia alla matematica. Intuì la natura microrganica delle pestilenze, l’origine iconica degli ideogrammi, il valore scientifico del microscopio: tutt’oggi, nonostante i suoi errori nella decifrazione dei geroglifici, è considerato il padre dell’egittologia. Sul finire della sua vita la sua figura fu offuscata dal trionfante razionalismo di Cartesio e per lungo tempo fu ricordato a stento e da pochi, seppure forse come l’ultimo uomo universale del Rinascimento. Questa è l’autobiografia di Kircher, che fa seguito alla più illustre delle autobiografie vergate da un gesuita, quella di Ignazio di Loyola (in Italia l’edizione Adelphi è curata da Roberto Calasso, Autobiografia di un pellegrino), di cui Kircher viene considerato l’erede spirituale, insieme a un’altra grande figura dell’Ordine: Matteo Ricci. Il reverendo padre racconta i fatti incredibili della sua vita. Funambolo tra i ghiacci di un torrente, illeso sotto agli zoccoli di una moltitudine di cavalli, in fuga nella Foresta Nera, accerchiato da eretici assetati di sangue gesuita e in fine a Roma, a godere dei privilegi e dei doveri del potente ordine a cui apparteneva. In questa autobiografia si scopre l’anima di un uomo e di un fanciullo; la sofferente sensibilità religiosa e la fame di sapere convivono con lo spirito di avventura di un reverendo Gian Burrasca del XVII secolo. Lo stile è avvincente, la preghiera è solenne, una sottile vena millantatoria pervade la storia dell’ “ultimo uomo del Rinascimento”, colmandoci di ammirazione.
La prefazione di Ingrid Rowland, una delle più illustri studiose di Kircher e del XVII secolo, e la postfazione di Eugenio Lo Sardo, direttore dell’Archivio di Stato e curatore della mostra Il museo del mondo dedicata a Kircher, completano quest’opera imperdibile.